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Green&Social business: la mia "Terra Futura" tra partecipazione, sinergie e collaborazioni


Difficile fare una sintesi o semplicemente raccontare Terra Futura (mostra-convegno unica nel suo genere che riunisce ogni anno le migliori energie e proposte della società civile, delle istituzioni e delle imprese impegnate nella costruzione di un futuro sostenibile e più equo per tutti.)

Questi sono i numeri della nona edizione: 80.000 visitatori, 550 aree espositive, 4.000 realtà rappresentate nelle 12 sezioni, 250 appuntamenti culturali, quasi 1.000 relatori, 230 momenti di animazione, mostre e laboratori, 600 incontri, 120 realtà profit e nonprofit.

Sicuramente non è possibile descrivere in un post il sentimento edificante che scaturisce nel condividere esperienze comuni, l'euforia di sentirsi partecipe all'affermazione di un nuovo cambiamento di paradigma che concilia economia e ecologia, la difesa dell'ambiente e della biodiversità e dove l'economia sia al servizio delle persone e del pianeta. Quello che invece ritengo possibile è piantare nuovi semi di consapevolezza e metterli a disposizioni di tutti.


Democrazia della terra

"In tutte le società del mondo io credo che ci sia veramente bisogno di tornare a ques­ta connessione con la terra per poter am­pliare ed esprimere al meglio il nostro potenziale umano"
"Quando ho scoperto che le multinazionali volevano brevet­tare le sementi e le varietà di grano, ho fatto partire il pro­getto di Navdanya, per proteggere la biodiversità, difende­re i contadini e promuovere l’agricoltura biologica”. Vandana Shiva

Così Vandana Shiva descrive la nascita di (“Nove semi”)

Il nome trae spunto dal rituale, molto diffuso tra le famiglie del sud dell’India, di piantare nove semi in un vaso il primo giorno dell’anno per poi scegliere a distanza di qualche tempo i semi che si sono comportati meglio mettendoli a disposizione di tutti. Il messaggio è chiaro: la fertilità della terra deve essere ricercata in armonia con la natura utilizzando la ricchezza delle varietà esistenti. Oggi Navdanya è un grande movimento al cui cuore c’è il concet­to di “democrazia della terra”, cioè la proposta di un nuovo equili­brio nel pianeta secondo principi di pace, responsabilità ecologica e giustizia economica. La sovranità alimentare, compreso quella sulle sementi e sull’acqua, è necessaria per camminare in questa direzio­ne.

Visita il sito del progetto Navdanya International


Dietro l'etichetta: la doppia verità del cotone indiano

L’ ex-direttore commerciale di Monsanto India - Tiruvadi Jagadisan - racconta come l’azienda, per affermarsi sul mercato indiano, abbia negli anni ’90 introdotto illegalmente semi con un gene in grado di rendere sterili le varietà locali, e poi - dal 2002 con semi geneticamente modificati - ha acquistato, passo dopo passo, un monopolio di fatto quasi totale del mercato. Oggi i semi di cotone Ogm sono distribuiti a carissimo prezzo da aziende indiane, che versano le royalties alla Monsanto: ciò che all’inizio costava 9 rupie al chilo, oggi viene comprato a 4000 rupie da contadini poveri o poverissimi.



Behind the Label

Behind the Label è un viaggio in India alla scoperta del mondo nascosto fra le pieghe del cotone, il tessuto più indossato al mondo. Ma è anche il pretesto per raccontare il processo di globalizzazione dal punto di vista di chi non ha accesso a informazioni e privilegi. La realizzazione del documentario è stata voluta per far conoscere una storia che nessuno conosce veramente in profondità, la storia di un attentato al territorio, con conseguenze devastanti dal punto di vista ambientale ma soprattutto sociale.

L’obiettivo è quello di indurre le persone che d’ora in poi andranno a comprarsi una camicia, una maglietta, un qualsiasi indumento di cotone, a chiedersi se per caso anche loro non contribuiscano ad arricchire un mercato che trae le sue basi da un uso indiscriminato delle risorse naturali a nostra disposizione, impoverendole inesorabilmente.

Visita il sito del progetto Behind the label